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Coming soon: TECUM, il ritorno di Fatum che ci farà male

“Cos’è cambiato? “È successo che ho smesso di odiare il mondo per quello che mi ha tolto e ho iniziato ad amarlo per quello che mi ha dato.” “E cos’è che ti ha dato?” “Te.”

Basterebbero queste parole per capire che Tecum di Azura Helianthus non sarà solo un libro, ma un colpo dritto al cuore.

Dal 20 gennaio, Tecum sarà disponibile in tutte le librerie d’Italia e negli store online. Secondo volume della serie Fatum, edito da Sperling, questo romanzo segna un ritorno attesissimo… e anche un addio. Perché Tecum è l’ultimo capitolo di una storia che ha fatto crescere, soffrire e sperare chi l’ha scritta e chi l’ha amata.

Arya ha già pagato il prezzo più alto: per salvare chi ama, ha rinunciato a tutto. Ma gli dèi non dimenticano il suo sacrificio e le concedono una seconda possibilità di tornare nel mondo terreno. Solo che il mondo non l’ha aspettata. È cambiato. E Dantalian, il suo fatum, non è più l’uomo che ricordava: è una ferita viva, fatta di rabbia, passione e segreti.

Quando una nuova missione la costringe a infiltrarsi sotto falsa identità in un misterioso orfanotrofio, dove l’élite studentesca gode di privilegi inquietanti, Arya capisce che non c’è più tempo per guardarsi indietro. Deve salvare Nezha, una ragazza metà demone. Deve affrontare un nemico senza volto.

E deve farlo mentre Dantalian si finge complice per proteggerla. L’amore che credevano eterno ora è solo una cicatrice che brucia. Lui è davvero l’uomo che l’ha tradita… o qualcuno disposto a fare qualsiasi cosa per rimediare?

Tra identità rubate, verità taciute e colpi di scena, Arya dovrà scegliere se lasciar andare il passato o combattere per ciò che aveva giurato di proteggere. Anche quando è proprio il cuore a essere in pericolo.

Ci vediamo in libreria. Preparatevi: Tecum non chiede il permesso. Entra, resta… e non se ne va più.

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Chiamami col tuo nome

RECENSIONE

Chiamami col tuo nome di André Aciman è uno di quei libri che non si leggono soltanto: si vivono. È un romanzo che ti entra addosso con lentezza, come l’estate in cui è ambientato, e poi non se ne va più.

La storia tra Elio e Oliver non viene raccontata con i grandi gesti, ma con esitazioni, silenzi, pensieri che girano in tondo. Ed è proprio lì che Aciman colpisce: nella mente. Elio pensa troppo, sente troppo, desidera in modo quasi doloroso. Leggendo, ci si ritrova intrappolati nel suo flusso interiore, fatto di insicurezze, slanci improvvisi e vergogna, come succede quando ci si innamora per la prima volta e non si hanno ancora gli strumenti per difendersi.

L’amore, in questo romanzo, non è mai semplice o rassicurante. È fame, è attesa, è paura di esporsi. Una domanda attraversa tutto il libro, brutale e tenerissima allo stesso tempo: “Is it better to speak or to die?”. Parlare o morire. Dichiararsi o restare al sicuro nel silenzio. Chiunque abbia amato davvero conosce questa vertigine.

Aciman scrive con una sensualità elegante, mai esibita. I luoghi sembrano respirare insieme ai personaggi. Tutto è impregnato di desiderio, ma anche di una malinconia sottile, perché fin dall’inizio si intuisce che nulla di così intenso può durare per sempre.

Il cuore simbolico del romanzo sta in una frase diventata iconica: “Call me by your name and I’ll call you by mine.” Non è solo una dichiarazione d’amore, ma un desiderio di fusione totale, di annullamento dei confini tra sé e l’altro. È bellissimo, e allo stesso tempo spaventoso.

Il monologo finale del padre di Elio è uno dei momenti più luminosi e dolorosi del libro: un invito a non soffocare ciò che si è provato, a non “uccidere” il dolore perché insieme a esso morirebbe anche la bellezza. È una lezione di vita rara, detta senza retorica.

Chiamami col tuo nome è un romanzo sull’amore che resta, anche quando finisce. Un libro che fa male nel modo giusto. Lo chiudi con un nodo alla gola e la sensazione precisa di aver perso qualcosa, o qualcuno, che in fondo, non hai mai davvero avuto. E forse è proprio questo il suo incanto.

Oliver era e sarebbe rimasto per sempre, anche molto dopo che ogni strada imboccata nella vita ci aveva cambiato, mio fratello, mio amico, mio padre, mio figlio, mio marito, il mio amante, me stesso.